Secondo appuntamento del Tavolo della Consulta delle Associazioni presso l'Ufficio del Commissario Straordinario. 

Ieri 12 settembre 2019 ha avuto luogo presso la sede del Ministero dell’Interno il secondo incontro delle associazioni che operano nell’ambito del fenomeno delle persone scomparse promosso dal Commissario Straordinario del governo S.E. il Prefetto Giuliana Perrotta, attraverso il nuovo organismo da Lei promosso di Consulta di tutte le associazioni iscritte presso l’Ufficio del Commissario stesso.

Con la Presidenza del Prefetto, la vice Prefetto Agata Jadicicco e i membri della segreteria del Commissario, si è aperto un confronto tra i rappresentanti delle associazioni presenti dove sono state evidenziate subito alcune criticità che si incontrano nel servizio che le associazioni svolgono in aiuto delle famiglie degli scomparsi, un  dialogo aperto e di confronto costruttivo con le Istituzioni del territorio e delle forze dell’Ordine.

Dopo un primo esame delle difficoltà  emerse, si è preferito procedere con un ordine logistico delle problematiche invitando i rappresentanti delle associazioni stesse ad aderire ad alcune commissioni tematiche che erano state proposte dal Prefetto stesso per rendere i lavori della Consulta  più razionali. 

Per ognuna delle sei commissioni proposte sono stati definiti dei coordinatori nazionali, che saranno affiancati da un membro delle segreteria dell’Ufficio del Commissario Straordinario,  che inizieranno un percorso autonomo in base alla problematica rappresentata, stabilendo tempi e metodi di lavoro coordinandosi con i rappresentanti delle associazioni  che hanno aderito alla commissione stessa.

Il nostro progetto multidisciplinare Penelope(S)comparsi  che ha un valore aggiunto nella presenza di alcuni soci con professionalità specifiche e di alto valore formativo e culturale delle problematiche trattate, ha avuto l’onore della conferma di due Presidenze di queste commissioni nelle persone di: Elisa Pozza Tasca per il primo gruppo riguardante: "l’Analisi della normativa e proposte di modifica", l'altro assegnato a Maria Gaia Pensieri relativo alla "Formazione degli Operatori", oltre alla presenza di altri presidenti regionali e membri delle associazioni territoriali in tutte le altre commissioni proposte.

Presentazione della 21esima Relazione del Commissario Straordinario del Governo per la gestione del fenomeno delle persone scomparse.

L'appuntamento del 25 luglio a Montecitorio,  sarà l'importante occasione per celebrare i dodici anni trascorsi dalla costituzione dell'Ufficio del Commissario Straordinario, un grande traguardo per tutte le famiglie e le Associazioni che si occupano di persone scomparse. Sarà anche il momento della presentazione pubblica della consulta delle Associazioni appena costituita,  oltre al consueto appuntamento per la presentazione della Relazione semestrale da parte del nuovo Commissario Straordinario S.E. il Prefetto Giuliana Perrotta. L'incontro sarà anche un'occasione di confronto per nuove riflessioni e proposte normative, che alla luce dell'esperienza trascorsa, oggi si rendono necessarie per migliorare gli strumenti di studio del fenomeno degli scomparsi.

Per la prima volta al Viminale si è riunita  la consulta per le persone scomparse

L'importanza di fare rete per crescere

La Consulta nazionale delle associazioni presso l’ufficio del commissario straordinario del Governo per le persone scomparse si è riunita il 4 giugno per la prima volta al Viminale. Presenti all’incontro il commissario del Governo Giuliana Perrotta ed il sottosegretario all’Interno Luigi Gaetti.

«Siamo al servizio di chi vive queste drammatiche esperienze», ha detto il prefetto Perrotta, ed è necessario «rilanciare l’istituzione», ferma a 12 anni fa, per dare risposte concrete ai cittadini. Un rilancio che parta dalla possibilità di accedere ai dati delle forze dell’ordine, dall’avvio immediato delle ricerche delle persone scomparse, ma soprattutto dalla formazione e dal coordinamento degli addetti ai lavori, tutti interventi proposti dal Commissario Perrotta che condividiamo totalmente e che auspichiamo vengano messi subito in atto.

Il sottosegretario Gaetti ha riconosciuto il valore di un lavoro che ha importanti risvolti etici e sociali e che necessita di ulteriori risorse e strumenti. Soprattutto, un lavoro che non può limitarsi a una progettazione annuale, ma che richiede programmi di medio termine, prima esigenza quella di prolungare la durata dell'incarico del commissario.

Il giro di tavolo tra tutti i rappresentanti delle associazioni di volontariato presenti è stato l’occasione per condividere le esperienze di ciascuno e per puntare a un salto di qualità della struttura partendo da una comunicazione più incisiva.

Penelope (s)comparsi Uniti sempre in prima linea con il suo progetto multidisciplinare, sarà lieta di partecipare con i suoi relatori e il suo patrocinio al convegno:

"ADOLESCENTI: BULLISMO E CYBERBULLISMO - Analisi del fenomeno e strategie di prevenzione e contrasto" 

31 maggio Nuovo Palazzo di Giustizia, Via Guidoni 61, Firenze - Aula 30.

L'ALTRA METÀ

Appuntamento venerdì 12 aprile 2019 alle ore 20:45 Sala Aldo Moro, Piazza Fabris, Carbonera (TV).

Si è parlato del sentito tema  delle sottrazioni  internazionali di minori  con la scrittrice del libro: "Niente è come te" Sara Rattaro, Elisa Pozza Tasca portavoce nazionale della rete di associazioni territoriali e il Presidente di Penelope(s)comparsi Veneto Andrea Cavalcanti, alla serata sono intervenuti gli avvocati: Silvia Prearo e Aldo Agostinacchio, il tavolo è stato moderato dalla vice-sindaco di Carbonera: Silvia Casarin.

Il 27 marzo 2019, la Portavoce Nazionale Elisa Pozza Tasca, insieme alla Dott.ssa Maria Gaia Pensieri e l'appena insediato Commissario Straordinario per le persone scomparse: la Prefetto Giuliana Perrotta, sono state inviate a parlare del delicato tema delle persone scomparse 

nell'ambito della conviviale del Club Rotary (Roma sud-ovest). Durante la serata la Portavoce ha ricevuto una medaglia come riconoscimento per i tanti anni di attività di volontariato svolti per l'associazione.

Penelope Scomparsi Uniti invitata dal Rotary per parlare del fenomeno delle persone scomparse

Il 16 febbraio si svolgerà a Rieti il secondo dei nostri incontri programmati sui temi del bullismo e del cyberbullismo.

In questo secondo appuntamento la nostra attenzione sarà focalizzata sugli strumenti che il mondo degli adulti ha a disposizione per riconoscere e contrastare una piaga che può riguardare i nostri ragazzi durante il loro percorso di crescita.

Conoscere le ragioni e i meccanismi che muovono un’azione di violenza prevaricatrice, così come gli strumenti tecnologici che la possono amplificare rendendola ancor più perniciosa, è la base per stimolare il dibattito con  genitori e docenti su questi temi.

Il titolo del nostro breve ciclo di seminari, tende proprio a sottolineare i ruoli dei diversi attori sempre presenti nella realizzazione di una azione di bullismo: Uno o più autori, una o più vittime, uno o più testimoni. Questo sta a significare che se si vuole intervenire con successo è necessario intervenire su tutte le parti in causa.

I ragazzi/e che agiscono prevaricando l’altro hanno bisogno di essere ascoltati e aiutati per comprendere quali sono le modalità corrette per interagire in una comunità e aiutarli a risolvere i loro problemi relativi alla sfera sociale ed emotiva. Se tali comportamenti non sono prontamente individuati e corretti, rischiano di cronicizzarsi e diventare l’unica modalità per richiamare l’attenzione su di sé creando problematiche a lungo termine che si protrarranno anche nella vita adulta. Allo stesso modo le vittime 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo il titolo del seminario che si terrà nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Rieti il prossimo 19 gennaio, dalle ore 11:00 alle 13:00.

La mattinata formativa programmata dall’Amministrazione Comunale di Rieti, fa parte di un progetto educativo e di promozione sociale più ampio denominato: “Insieme per costruire ponti”.

Una serie di incontri rivolti e pensati per la popolazione giovane e adulta di Rieti.

L’obiettivo di questo interessantissimo programma è quello di prevenire il disagio e la devianza giovanile cercando di fornire delle risposte con un approccio scientifico, pedagogico, legale, sociologico e psicologico a problematiche più che mai attuali.

Una rete costituita da Istituzioni comunali, scolastiche, sanitarie, cattoliche e associazioni coinvolte nel sociale, come la nostra che, chiamata a dare il proprio contributo sul tema del Bullismo e del Cyberbullismo, ha raccolto l’invito con favore.

La nostra Associazione Penelope (S)comparsi Lazio, sarà presente in due appuntamenti: il primo il 19 gennaio è rivolto ai giovani studenti delle scuole superiori; il secondo il 16 febbraio, sullo stesso tema, sarà però dedicato agli adulti e a tutti coloro che sono chiamati per responsabilità genitoriale o educativa ad aiutare i ragazzi, ma che, per svolgere al meglio il loro ruolo, hanno bisogno di strumenti di conoscenza culturale e sociale di determinati fenomeni. La nostra Associazione è nata per assistere e sostenere le famiglie degli scomparsi e dopo molti anni di attività di volontariato, nell’ultimo decennio possiamo dire che le Istituzioni sono molto più attente al fenomeno delle scomparse; gli strumenti perfettibili, hanno però portato a innalzare notevolmente le percentuali di ritrovamento. Un buon lavoro condotto da tutti gli enti e le associazioni coinvolti a vario titolo e

Vittime, carnefici e la maggioranza silenziosa

devono essere supportate e aiutate a comprendere che non hanno nulla di sbagliato per essere state scelte come tali, ma necessitano di un percorso analogo a quello dei bulli per ritrovare la stima di sé e scongiurare danni permanenti e uno sviluppo sereno della loro personalità a seguito delle vessazioni subite.

La maggioranza silenziosa è quella che gode di una posizione privilegiata e può fare la differenza: il “pubblico” non essendo autore o vittima, può decidere dove schierarsi e, nel farlo, porre fine alle azioni plateali e a caccia di consensi del bullo o, ancora, alimentarle. Ecco che qui possiamo intravedere anche le responsabilità di coloro che non intervengono o quelle di chi commenta rafforzando le azioni dei bulli; mentre prendere una posizione decisa in difesa di chi subisce, può costituire il punto di svolta per interrompere il ciclo della violenza.

di Maria Gaia Pensieri Ph.D.

Sociologa, Criminologa investigativa - Coordinatrice Bullismo & Cyberbullismo Penelope (S)comparsi Uniti

Alessandra Gherardini Ph.D

Psicologa, Esperta in Psicologia giuridica. Psicoterapeuta strategica in formazione

che mirano a raggiungere maggiori successi.

La scomparsa di una persona di cui non si conoscono le sorti, rappresenta uno strappo nella vita di chi gli è legato affettivamente: le persone rimangono in uno stato di perenne attesa, un dolore prolungato aggravato dalla mancanza di certezze sulle cause della scomparsa, un lutto non elaborato, quelle che noi chiamiamo vite sospese.

Però il nostro compito è diventato man mano più complesso. Ci siamo chiesti perché le persone scompaiono, quali sono le cause, quali sono i motivi che spingono a sparire, cosa c’è all’origine di questi episodi quando sono una scelta. Quando si può parlare di una decisione maturata dalla persona o quando subentra una patologia e allora le persone scompaiono perché non sono presenti a sé stesse, oppure si sono semplicemente perse e non possono comunicare o ancor peggio sono vittime di un reato, sono morte per cause naturali o per mano di qualcuno e non possono dirci dove si trovano.

Tra le diverse possibili risposte che abbiamo individuato, una riguarda proprio il disagio provocato dall’essere vittime di atti di bullismo, tanto da portare un/a giovane a far perdere le proprie tracce per vergogna, umiliazione, desiderio di fuga dalle vessazioni, come possibile cura per le violenze subite, per dimenticare.

Sappiamo bene che questa non è la scelta da preferire e che espone i ragazzi a nuovi pericoli, pertanto c’è una strada migliore da percorrere tutti insieme: fare rete per prevenire che questo possa accadere!

 

di Maria Gaia Pensieri

Sociologa – Criminologa Investigativa

Coordinatrice Nazionale Bullismo & Cyberbullismo

Penelope (S)comparsi Uniti

Seminario

PRATO

Venerdì 26 ottobre

Presso il salone della Pubblica assistenza,

in via S. Jacopo, 34.

Manipolazione Mentale e Scomparsi

Per la prima volta una delle nostre associazioni territoriali ha deciso di affrontare in un convegno il tema delle Sette. 

Un fenomeno sommerso, che invece è molto presente nel nostro Paese e nel mondo e ogni anno, coinvolge milioni di persone alla ricerca di risposte spirituali.

Diversi di questi gruppi sono innocui, molti altri non lo sono affatto e la dinamica messa in atto dalle Sette rimane perlopiù la stessa in tutte.

L’individuo viene dapprima accolto dal gruppo facendolo sentire parte integrante, il passaggio successivo consiste nel farlo sentire sempre meno padrone della propria vita, allontanandolo dai propri affetti, spogliandolo dei propri averi e, infine, privandolo della propria volontà. Quando la metamorfosi sarà completata allora la persona sarà pronta a dipendere totalmente dagli ordini impartiti dal leader e i suoi seguaci.

Ecco che quando si parla di scomparse, è necessario confrontarsi anche con questo fenomeno, perché molte sono le famiglie che attendono risposte e il ritorno dei loro cari.

Lo faremo insieme con due giornate fitte di interventi e di esperti:
Il 15 settembre a Santarcangelo di Romagna dalle ore 15:00 e il 16 con inizio alle ore 9:00 a Rimini in collaborazione con l’Associazione FAVIS, familiari delle vittime delle sette.

 

Articolo pubblicato sul Periodico Daily il 18 agosto 2018
 

Droni, la tecnologia come supporto alle ricerche delle persone scomparse.

È di questi giorni la notizia divulgata dai media di una giovane donna  dispersa e ritrovata in vita, con l’aiuto dei droni tra le rocce delle dolomiti del Brenta dopo essersi allontanata a seguito di una lite con il suo fidanzato. 

La notte era scesa sulle montagne e rendeva le ricerche difficoltose, le squadre dei vigili di soccorso alpino dopo aver battuto la zona con i cani da tempo impiegati nelle ricerche delle persone scomparse, decidono di impiegare un drone in grado di volare anche di notte; ed è grazie all’occhio infrarossi capace di percepire il calore  umano e superare le barriere del buio e della nebbia che la ragazza viene individuata e portata in salvo. 

Anche per la ricerca di un ciclista disperso sempre in Trentino due settimane prima, i Vigili avevano utilizzato un drone e grazie a questo individuato l'uomo purtroppo privo di vita.

L’impiego dei droni è ormai diffuso da tempo per le operazioni di Protezione Civile con il compito di vigilare su frane e incendi in zone impervie, ma rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo della ricerca di persone scomparse.

La nostra associazione da tempo lo sostiene e ne caldeggia il loro utilizzo, per via dei costi contenuti rispetto al dispiego di molte unità di ricerca, garantendo anche la sicurezza dei soccorritori.
I droni attrezzati per le riprese sono in grado di ricoprire vaste aree, senza mettere a repentaglio le vite dei ricercatori quando si tratta di affrontare zone impervie, ed è in grado di proseguire le ricerche notturne impossibili ad esempio per un elicottero, rimanendo efficiente in situazioni metereologiche svantaggiate raggiungendo ottimi risultati.

Dalla protezione delle Autorità croate e italiane, alla gioia di un ricongiungimento.

L’inizio della vicenda risale all’aprile del 2011, quando Nina Kuluz di origine Croata lascia la città di Moncalieri (TO) senza l’autorizzazione del compagno italiano Alessandro Avenati, portando in Croazia il figlio che all’epoca non aveva ancora compiuto due anni, con l’intenzione di non fare più ritorno in Italia.

L’uomo dopo aver sporto immediatamente denuncia per sottrazione internazionale di minore, negli anni ha impiegato tutte le sue risorse economiche per ritrovare il figlio. 

Nell’agosto del 2012 Avenati scoprì infatti, che la donna una volta sbarcata nei Balcani si era rifugiata in Bonsina Erzegovina nei boschi della ex Jugoslavia per far perdere le sue tracce, la disperazione per questa scoperta condusse l’uomo fino al confine  croato-bosniaco dove degli uomini armati  gli dissero che lo avrebbero aiutato a rivedere  il piccolo Cesare in cambio di una importante somma di denaro; Avenati,dopo aver consegnato un anticipo, non ebbe più segnali. Passano cinque lunghi anni senza avere più notizie del bambino, fino a quando la Kuluz mise fine alla latitanza per la necessità sottoporre il bambino ad un piccolo intervento chirurgico recandosi all’ospedale di Spalato.

Nel mentre Alessandro Avenati aveva intrapreso un lungo percorso giudiziario che ha portato il tribunale italiano a dargli ragione e a condannare la donna alla pena di tre anni e quattro mesi per sottrazione internazionale di minore con la sospensione della potestà genitoriale, obbligo di firma ogni due settimane a Torino e l’affido del bambino a lui intenzionato a riportarlo in Italia.

Si arriva così al giugno del 2017, quando Avenati si reca a Spalato per dare esecuzione alla sentenza, ma la restituzione salta per l’assenza delle figure dello psicologo e dell’interprete. Vengono fissate due nuove date per la consegna del bambino ai servizi sociali di Spalato il 20 dicembre 2017 e in seconda istanza il 4 gennaio del 2018, ma la donna non si presenta.

Nel febbraio 2018, l’uomo riparte nuovamente alla volta della Croazia, ma il Tribunale Municipale di Spalato decide di rinviare la consegna del bambino per motivi di sicurezza, dopo una denuncia sporta dalla donna, successivamente alla sentenza italiana, per maltrattamenti domestici, tanto che una volta giunto a Spalato Alessandro Avenati viene addirittura arrestato e portato difronte al magistrato in presenza del suo legale.

La vicenda diventa mediatica sia in Italia che in Croazia e ogni volta che l’uomo si reca in Croazia con l’intento di far applicare la sentenza italiana, trova di fronte a sé una folla inferocita pronta ad osteggiare questo passaggio.

La portavoce nazionale  della nostra associazione Penelope(s)scomparsiUniti  conosce da tempo la vicenda e, in vista del prossimo viaggio di Avenati in Croazia gli propone di avere prima un incontro al Ministero degli Esteri , per mettere a punto tutti i giusti passaggi  per concludere positivamente  questa odissea con l’aiuto delle Autorità Diplomatiche del nostro Paese in Croazia e il supporto dell’Ufficio Quarto della Farnesina. Finalmente il 20 giugno Alessandro Avenati puo’ riabbracciare  suo figlio dopo tante sofferenze e viaggi dolorosi verso la Croazia e, scortato dalle di forze di polizia fino al confine, puo’ rientrare nel nostro Paese.

Alcuni  video  dell’esecuzione della sentenza  in Croazia mostrano le resistenze del bambino; per il piccolo si è trattato sicuramente di uno choc comprensibile, anche perché in questi anni è cresciuto con la madre, senza avere rapporti con il padre ed era ovvio che inizialmente si sentisse perso senza la figura materna.

Un bambino che ormai ha compiuto nove anni e ha bisogno di costruire un rapporto con il padre che suo malgrado, non è stato possibile avere finora. 

Alessandro Avenati, dal momento del suo rientro in Italia ha dato inizio ad una piacevole vacanza con il figlio mantenendo i contatti con la mamma, poiché è consapevole che per il bene del piccolo, il bambino dovrà crescere avendo rapporti con entrambi i genitori, per dimostrare il loro amore entrambi dovranno essere in grado di superare le avversità legate ad una ormai annosa conflittualità di coppia  per agire solo ed esclusivamente nel suo interesse.

Auguriamo a questo bambino un futuro sereno con il padre nel Paese nel quale è nato ed ha il diritto di vivere, nella speranza che possa essere seguito nella sua crescita anche dalla mamma che il babbo ha già invitato a venire a trovare.

Bullismo e Cyberbullismo: quali pericoli e quali azioni?

Scuola, famiglie e associazioni, uniti per le nuove generazioni.

Lunedì 4 giugno, alle ore 9,00, presso la Sala del Refettorio di Palazzo S. Macuto, si è svolto il convegno "Bullismo e Cyberbullismo: quali pericoli e quali azioni? Scuola, famiglie e associazioni, uniti per le nuove generazioni", organizzato da ll’Associazione Penelope(S)comparsi Uniti e ANP Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola.

Dopo i saluti di apertura di Elisa Pozza Tasca, portavoce nazionale di Penolepe (S)comparsi Uniti, che ha evidenziato la necessità di creare una sinergia tra i soggetti educativi, partendo dalle famiglie.

Per l'Ufficio del ministero dell'Interno per le persone scomparse è intervenuta la Dott.ssa Stefania Aquilino che ha illustrato i dati sulle scomparse e le percentuali di ritrovamento con 

particolare attenzione alla situazione dei giovani adolescenti.

Antonello Giannelli, Presidente dell’ANP, ha dichiarato che, per la prevenzione del «l’azione da intraprendere è quella della prevenzione culturale, possibile solo con un’alleanza tra i diversi soggetti coinvolti nell’educazione e la formazione dei ragazzi, coerentemente con quanto previsto dalla legge 71/2017. Scuola, famiglie, associazioni ed istituzioni, uniti per le nuove generazioni, sono il futuro del Paese. Una unione non formale, ma fattiva e produttiva. Tavoli su cui far nascere proposte concrete ed alleanze educative, ripartendo dal valore ed il riconoscimento dell’autorità come un punto di riferimento e non un nemico da combattere».

Per l’ANP, oltre al Presidente Antonello Giannelli, sono intervenute: la Prof.ssa Marina Imperato che ha ricordato che oltre il 50% degli 11-17enni ha subito “episodi offensivi” e, di questi, il 10% subiva atti ripetuti con cadenza settimanale; e la Prof.ssa Vittoria Esposito che ha sottolineato l’importanza dell’aggiornamento professionale dei docenti in tema di “patente digitale”.

Prof.ssa Maria Gaia Pensieri e Prof.ssa Vittoria Esposito foto: Michele Simolo

Dott.ssa Anita De Giusti, la portavoce nazionale Elisa Pozza Tasca, Prof. Antonello Giannelli, Dott. Riccardo Lancellotti -  Foto: Michele Simolo

Prof.ssa Marina Imperato ed Elisa Pozza Tasca fotografie di: Michele Simolo

Il giornalista Pino Nazio e la Dott.ssa Alessandra Gherardini

 foto: Michele Simolo

Come ha spiegato la psicologa Alessandra Gherardini, il bullismo è un fenomeno relazionale ed è lo smartphone il principale strumento che ha trasformato il bullismo in cyber bullismo, amplificando la visibilità degli eventi e moltiplicando il numero dei casi di bullismo in rete, con tutte le conseguenze, esposte dalla sociologa-criminologa Maria Gaia Pensieri. 

Spirito di emulazione e necessità di essere superconnessi in quella che è stata definita la società dei like, mettono i ragazzi in un sistema del quale, spesso, perdono il controllo, non considerando che si tratta di veri e propri reati, come illustrato dall'Ass. Capo Ciro Nutello, coordinatore del progetto “scuole sicure” della Questura di Roma.

Dott.ssa Stefania Aquilino - Ufficio Commissario Straordinario  persone scomparse

Foto: Michele Simolo

Nelle proposte di ANP per la XVIII Legislatura, è evidenziata l’importanza di supportare l’introduzione delle nuove tecnologie nella didattica, attraverso un approccio di coerenza pedagogica, che guardi all’ICT come mezzo non esclusivo e non pervasivo, tenendo conto dell’inevitabile diffusione del digitale, ma senza comportare una marginalizzazione della manualità e delle relazioni in presenza. “La verità”, aggiunge Giannelli, “è che a scuola i ragazzi si annoiano e non si può più pensare di gestire la formazione con le sole lezioni frontali. È necessario coinvolgere gli studenti nella didattica, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Uno smartphone non è più pericoloso di una penna, che potrebbe essere infilata nell’occhio di un compagno di classe. Non è lo strumento ad essere pericoloso, ma l’uso che se ne fa.”

Neanche una scuola che si rinnova, però può pensare che possa farcela da sola. Da anni la scuola è impegnata a combattere violenza e bullismo, come ricordato anche da Riccardo Lancellotti Anita de Giusti, dell’USR Lazio, ma la quotidiana abnegazione di tutti i lavoratori della scuola non è sufficiente ad arginare fenomeni sociali di tale complessità. È quindi necessario creare nuove sinergie tra scuola, famiglia ed istituzioni.  Ha concluso Giannelli: «Mi piace pensare che, trovarci in questa sede, oggi, a 3 giorni dall’insediamento del Governo, possa essere di buon auspicio per nuove produttive collaborazioni, non solo per pensare ad azioni di prevenzione del bullismo, ma per costruire insieme nuovi percorsi culturali che rimettano al centro la formazione delle nuove generazioni». 

Il tavolo è  stato sapientemente moderato dallo scrittore e giornalista Pino Nazio da sempre impegnato contro ogni forma di violenza. La sala era gremita da un pubblico attento di addetti ai lavori che ha partecipato al dibatto con nuove proposte di intervento e ha chiesto di ripetere nuovamente questo format in altre regioni.